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martedì 11 dicembre 2018

La scoperta proviene da una ricerca coordinata professor Antonio Oliva, del Policlinico Universitario "Gemelli" di Roma
Roma – Grazie a uno studio condotto presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, si è scoperto che nel 75% dei casi di sindrome di Brugada, una rara malattia che colpisce il cuore, alla base delle aritmie cardiache tipiche della patologia c’è un’anomalia del muscolo cardiaco stesso e uno stato infiammatorio anomalo. La scoperta permetterà di predire quali dei pazienti con la sindrome sono a rischio di aritmie e di morte cardiaca improvvisa, soprattutto in soggetti giovani altrimenti considerati completamente sani.
La ricerca è stata pubblicata sulla più importante rivista cardiologica mondiale, il Journal of the American College of Cardiology, e coordinata dal professor Antonio Oliva, dell’Istituto di Sanità Pubblica dell’Università Cattolica, UOC Medicina Legale, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Lo studio è stato supportato da un finanziamento della Fondazione Telethon assegnato a Maurizio Pieroni, del Dipartimento Cardiovascolare e Neurologico dell'Ospedale San Donato di Arezzo, e al professor Oliva, in collaborazione con Ramon Brugada, dell’Università di Girona in Spagna, che ha scoperto la sindrome. “Con questo studio - spiega il professor Oliva - si è fatta luce sui meccanismi biologici che determinano il rischio di aritmie fatali nei pazienti affetti da sindrome di Brugada”.