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martedì 11 dicembre 2018

In questi giorni, al centro della cronaca è finito un piccolo microrganismo, che in Veneto ha infettato alcune persone sottoposte ad intervento chirurgico.
Ma cos'è questo batterio e cosa è realmente successo? E perché tanto allarme nella popolazione? Osservatorio Malattie Rare ha cercato di fare chiarezza
Lo chiamano “batterio killer” e in questi giorni se ne parla con toni da epidemia, soprattutto in Veneto, dove il caso è scoppiato in seguito ai decessi associati alla contaminazione di alcuni macchinari ospedalieri. Diversi laboratori segnalano una rilevante crescita di telefonate da parte di persone che chiedono informazioni e test diagnostici. Il Mycobacterium chimaera, appartenente alla più ampia famiglia dei micobatteri non tubercolari (NTM), sta insomma destando molto allarme. Per affrontare la situazione, la Regione Veneto ha istituito un Gruppo di Lavoro per la Prevenzione e la Gestione delle Infezioni da Micobatteri non Tubercolari in Soggetti Sottoposti a Intervento Cardiochirurgico con Impiego di Dispositivi per Riscaldamento-Raffreddamento, riunitosi nei giorni scorsi a Padova e coordinato dalla Direzione Regionale Prevenzione e dall’Unità Operativa Rischio Clinico dell’Azienda Zero. “Il M. chimaera è un batterio diffuso in natura e generalmente non pericoloso per la salute umana”, affermano gli esperti. Come mai, allora, per alcuni pazienti si è rivelato letale? Proviamo a comprendere meglio la questione con l’aiuto del prof. Giovanni Delogu, dell’Istituto di Microbiologia del Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma. Ma partiamo prima dal caso che ha dato origine al tutto.