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domenica 2 dicembre 2018

Cesena - Emofilia e attività fisica, un binomio che fino a qualche tempo fa sembrava irrealizzabile per le persone affette da questa rara malattia genetica legata alla coagulazione del sangue, ma che oggi, grazie ai progressi della ricerca negli ultimi anni, è una realtà consolidata oltre che una prassi fortemente raccomandata dagli esperti. Se ne è discusso a Forlimpopoli, nel corso del Convegno “Muoversi. La pratica motoria e sportiva per persone con emofilia”, organizzato dall’Associazione emofilici talassemici "Vincenzo Russo Serdoz", in collaborazione con FedRed - Federazione Emofilici Emilia Romagna, con il Patrocinio della Presidenza della Regione Emilia-Romagna, FedEmo e UISP - Unione Italiana Sport Per tutti Comitato Territoriale Forlì-Cesena, e grazie al contributo incondizionato di Sobi.
“L'emofilia – ha dichiarato la Dott.ssa Chiara Biasoli, Responsabile Centro Emofilia di Cesena e membro del Comitato Medico Scientifico dell’Associazione FedEmo – fino a qualche anno fa era culturalmente intesa come riduzione di tutte le attività motorie a causa del rischio di incorrere in emorragie. Oggi i pazienti possono fare affidamento su trattamenti terapeutici di profilassi a lunga emivita che evitano l'insorgenza dell'artropatia emofilica. Un’attenta valutazione del singolo caso clinico è necessaria ma, in generale, si può affermare che il movimento è consigliato per la maggior parte delle persone con emofilia, soprattutto per i giovani, perché migliora il tono muscolare, aumenta il benessere psicofisico e la vita di relazione”, ha concluso l’esperta.