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mercoledì 5 dicembre 2018

Si apre la strada a una nuova strategia terapeutica per il colangiocarcinoma non operabile, e non più responsivo alla chemioterapia, grazie a derazantinib, un inibitore selettivo di FGFR2. Lo evidenzia lo studio condotto su pazienti afferenti a importanti Cancer Centers europei e americani, guidati dall’Istituto Nazionale Tumori di Milano, e pubblicato in questi giorni sul prestigioso British Journal of Cancer. Derazantinib stabilizza la malattia in oltre l’80% dei casi e ne provoca una regressione nel 20% dei pazienti, a fronte di una tossicità del trattamento molto contenuta.
“Alcuni studi di genetica molecolare su campioni prelevati da pazienti con colangiocarcinoma hanno dimostrato che in circa il 20% di questi tumori è presente una “traslocazione” nel gene di un recettore cellulare denominato FGFR2”, spiega Vincenzo Mazzaferro, dell’Istituto Nazionale dei Tumori. “Poiché il gene va incontro a rottura e ricombinazione, si crea una proteina “di fusione” che stimola la cellula a proliferare senza controllo”.