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mercoledì 18 luglio 2018

Aderenza terapeutica: infermiere primo riferimento del paziente. Fnopi su rapporto Cittadinanzattiva

E’ l’infermiere che accompagna il paziente durante tutto l’arco dei suoi bisogni sanitari, 24 ore su 24, non solo in ospedale, ma anche sul territorio, seppure in questo caso le lacune del servizio pubblico sono ancora notevoli nonostante la buona volontà dei piani come quello delle cronicità o per l’ospedale di comunità. LE RACCOMANDAZIONI CIVICHE DI CITTADINANZATTIVA
La verifica e il supporto al paziente per l’aderenza terapeutica è un ruolo dell’infermiere.
“Già nel nostro profilo professionale, fin dal 1994 – spiega Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) il più grande Ordine d’Italia con i suoi oltre 440mila iscritti - è scritto chiaramente che l’infermiere garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche. Poi, nell’indagine dei Cittadinanzattiva, cinque Regioni hanno individuato l’infermiere come professionista principale per garantire l’aderenza terapeutica”.
Secondo il rapporto di Cittadinazattiva le Regioni sono molte attente all’appropriatezza prescrittiva, meno all’informazione e agli strumenti tecnologici di supporto al paziente per migliorare l’aderenza alle terapie. L'analisi civica sul tema realizzata da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, con il contributo non condizionato di Servier, attraverso la risposta a questionari rivolti agli assessorati alla salute ha riguardato da parte di 13 Regioni (Campania, Friuli Venezia Giulia-FVG; Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Sardegna, PA Bolzano, PA Trento, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto) e a 264 professionisti sanitari.

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