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lunedì 11 giugno 2018







Dott. Mario Capasso (Napoli): “In generale, questo tumore si applica facilmente ai protocolli terapeutici che vanno a stimolare il sistema immunitario contro le cellule tumorali”
I tumori nei bambini sono veri e propri tsunami, eventi incontrollabili e ad alto potenziale distruttivo, che irrompono bruscamente nella vita di una famiglia scardinandone gli equilibri e turbandone la serenità. In un articolo da poco pubblicato sulle pagine della rubrica Sanità de “Il sole 24 ore”, Angelo Ricci, presidente della Federazione Italiana Associazioni Genitori Onco-Ematologia Pediatrica (FIAGOP), ha usato questa metafora per descrivere l’impatto di un tumore dell’infanzia su una famiglia. E sebbene, come si legge nell’articolo, i tumori pediatrici siano per lo più rari, ve ne sono alcuni più diffusi e pericolosi di altri. Uno dei più tristemente conosciuti è il neuroblastoma, un tumore pediatrico che, secondo i dati AIRTUM, costituisce la quasi totalità dei tumori del sistema nervoso simpatico che affliggono i pazienti nella fascia di età compresa tra 0 e 14 anni: in questa età, il neuroblastoma ha un’incidenza stimata in 8-10 casi per milione all’anno. Si tratta di un tumore che arriva a rappresentare circa il 7-8% di tutti i tumori maligni nei bambini ed è il più frequente nel periodo da 0 a 5 anni, tanto che, in molti casi, ha esordio addirittura nei primissimi mesi di vita.
Il neuroblastoma è un tumore del sistema nervoso simpatico la cui origine va fatta risalire ai primitivi neuroblasti localizzati nella cresta neurale”, specifica il dott. Sandro Bruno, specialista in Neurologia nonché ex primario dello stesso reparto presso l’Ospedale di Conegliano (Treviso). “È un tumore del tessuto neuroepiteliale che, generalmente, ha nelle ghiandole surrenaliche e nei gangli paraspinali le sedi maggiormente colpite. Ciò implica una pluralità di zone presso cui può svilupparsi, dall’area cervicale a quella toracica o addominale”. La prognosi è molto variabile e legata alla notevole eterogeneità che contraddistingue questa forma tumorale. “Nei soggetti più grandi, il neuroblastoma tende a presentarsi in forma piuttosto aggressiva, pregiudicando notevolmente i tempi di sopravvivenza del paziente – riprende Bruno – mentre nei bambini più piccoli e nei soggetti affetti da forme lievi, la prognosi è migliore e la maggior parte dei malati vince la malattia”.